Fender "Black" Strato
Tele sunburst
Gibson J45tv acoustic
Esteve 7c classical
Pedal effects
Hiwatt DR103 con cassa Hiwatt (purple Fane) 4x12
Avendo lo stesso nome di Gilmour, Davide appunto, non poteva che essere chitarra e voce del gruppo dei Floyd Machine. È nato a Forlì il 09 Novembre 1963. Ora si occupa di Computergrafica e Multimedia ma ha realizzato due Cd come compositore ed è stato tournista in sala e tecnico del suono.
R. Sì per un periodo limitato sono stato in sala di registrazione.
D. La tua passione per la musica è nata presto?
R. Non prestissimo, risale verso i sedici-diciassette anni. Il primo pezzo che ho ascoltato, "Money", il fruscio delle monete che andavano giù in questo catino di metallo, è stato fatale. Da lì è stato un rotolare verso i Pink Floyd.
D. Quindi è stato un colpo di fulmine?
R. Sì, assolutamente. Avevo ascoltato anche altre cose, Deep Purple, Led Zeppelin, ma "Money" è stata veramente una sciabolata.
D. "Dark Side of the moon" è stato il primo LP che hai comprato?
R. No, Money è stato il primo pezzo che ho ascoltato, però il primo disco che ho comprato è stato "Animals", e quello lì mi ha segnato definitivamente. L'ho comprato nel '77 quando è uscito, poi il secondo disco è stato il primo (Piper at the gates of dawn), con cui ho fatto un salto indietro per capire la storia dei P.F. E poi li ho presi tutti... e oltre.
D. Qual è il periodo dei P.F. che preferisci?
R. "Animals" senza ombra di dubbio.
D. Così avete una cosa in comune tu e Roger: siete stati folgorati dallo stesso album.
R. Sì, ci siamo conosciuti poco dopo verso la fine del 1980 credo e, provenendo entrambi dallo stesso LP, ci siamo incontrati subito diciamo artisticamente.
D. Suoni altri strumenti o solo la chitarra?
R. No, principalmente la chitarra e la lap steel. Sono altri del gruppo, vedi Alberto che era batterista e ora suona il basso, oppure il bassista che sta facendo il tastierista, vedi Paolo.
D. Cosa vi unisce come gruppo oltre alla musica dei Pink Floyd?
R. Be' diciamo che fondamentalmente ci piacciono alla follia i P.F., e poi ci siamo io e Alberto che siamo lo zoccolo duro del gruppo che ci conosciamo da un bel po' di tempo. Poi ci sono state varie persone che hanno "orbitato" attorno noi, e ora speriamo di aver raggiunto una situazione stabile, per almeno qualche anno... speriamo.
D. A quanti concerti dei P.F. hai assistito?
R. Dunque... purtroppo nessuno con la classica formazione con Roger Waters, mentre degli ultimi Floyd mi sembra di averne visti cinque o sei. Poi ho visto i tour di Gilmour e di Waters, sia nel '84 che nel 2006/2007.
D. Preferisci Gilmour come solista o nei Pink Floyd?
R. Ehh... Lo preferisco nei Pink Floyd nella versione pre-The Wall. Però ci sono alcuni pezzi della sua carriera solista che sono molto interessanti. A me piace molto il primo disco "David Gilmour", in cui ci sono un paio di pezzi che sono veramente apprezzabili.
D. Chi sbaglia di più nei concerti, tu o Gilmour?
R. Decisamente io!! Però ultimamente ho sentito svariati bootleg ed ho sentito che ne faceva parecchi di "errorini", ogni tanto scappavano. Purtroppo anche a me scappano qualche volta...
D. Cosa gli chiederesti se potessi incontrarlo?
R. Un miliardo e mezzo di....aneddoti più che altro. Mi piacerebbe sapere qualche aneddoto interessante dei Floyd, oltre che a guardare dentro la sua pedaliera. Su internet gira qualcosa, ma non si vede mai "abbastanza" da vicino quello che c'è dentro.
D. Quali emozioni ti regala esibirti davanti ai fans dei Pink Floyd?
R. Be', quando la serata è quella giusta, quando i pezzi vengono come devono essere fatti, la sensazione è sicuramente la più bella che ci possa essere per un musicista fan dei P.F.... (in questo caso tribut-ista?). Quando senti che il pubblico risponde è fantastico. E' la cosa che premia più di ogni altra cosa nel fare la tribute band. E' l'emozione che mi permette di continuare a stare ancora nei Floyd Machine, sicuramente.
D. Ti diverti, ti rilassi di più durante le prove o nei concerti?
R. No, durante i concerti sono tutto fuorché rilassato. E' un panico alla massima potenza dai cinque minuti prima di entrare, e mi rilasso verso la terzultima canzone. Quindi le ultime due sono decisamente le più rilassate, però è sempre così, non so perché non sono ancora riuscito a domare questa cosa....
D. Qual è stato il vostro concerto che ti è piaciuto di più?
R. Dunque ce n'è stato uno a Meldola, nel Teatro di Meldola, molto interessante, bello. Be' Soresina sicuramente, tutte e due le volte sono state molto emozionanti. La prima soprattutto perché presentavamo "The Wall", eravamo un pelino sotto stress...
D. ...Poi anche nel finale... avete acceso...
R. ...Si, abbiamo "acceso" diciamo il teatro con qualche botto pirotecnico che non doveva andare a finire dove è invece andato... Per fortuna è andata bene...
D. Quale pezzo ti piacerebbe proporre di quelli che non avete mai suonato?
R. Di quelli che non abbiamo mai suonato "Interstellar Overdrive", che è nel primo disco, un pezzo un po' ostico forse, ma interessante da suonare. Non come la versione che hanno fatto loro di 32 o 33 minuti, ma magari una quindicina di minuti si può fare.
D. E durante le prove, qualche pezzo improvvisato?
R. Be' i più sono "Let there be more light" e poi c'è "Careful with that axe, Eugene", quello sarebbe bello, nonostante sia semplice strutturalmente, è difficile dal punto di vista dell'atmosfera da ricreare.
D. Ti piacerebbe mettere in scena "The Wall" o preferisci il repertorio più ampio?
R. Mi piacerebbe fare tutto. Comunque "The Wall" è un bello spettacolo, mi piace, anche perché in genere lì canto meno... è meno impegnativo.
A cura di Paola Varrato