Sotto la lente...

Matteo Camorani, pianoforte e synth, classe 1984. Quando è cominciato il tuo percorso musicale?

Nasco autodidatta, ma in un certo senso si può dire che sono cresciuto circondato dalla musica. Fin da piccolissimo, infatti, avevo l'abitudine di "intrufolarmi" nella sala prove di Flavio, mio zio, per cui sono entrato in contatto con tantissimi musicisti di ogni tipo e generi musicali diversi. Com'era prevedibile, ispirato da un ambiente così stimolante, ho cominciato molto presto a strimpellare la tastiera, studiando a orecchio i miei brani preferiti e cercando di riprodurli nel modo più fedele possibile.

Non è la prima volta che ti esibisci insieme ai Floyd Machine...

Esatto… è una lunga storia. Quando si trovarono per la prima volta in sala prove, fortuitamente ero presente; e durante il loro primo concerto, nel lontano 1999, assistetti con grande entusiasmo. Subito dopo, in seguito alla necessità di un secondo tastierista, mi offersi per il ruolo e cominciò così un intenso periodo di pratica, concerti e soddisfazioni. Suonai con la band (che all'epoca si chiamava "Pink Floyd Tribute") per tre anni, dal 2000 al 2003; poi mi congedai principalmente per motivi scolastici (avevo meno di vent'anni!), ma anche perché sentivo l'esigenza di esplorare nuovi orizzonti musicali.

In che modo è proseguita la tua formazione musicale?

Negli anni successivi mi sono dato a studi "esotici", approfondendo varie forme di musica mediorientale e orientale e la pratica dei relativi strumenti (tra cui soprattutto le percussioni), oltre a cimentarmi in composizione, missaggio, arrangiamento e software musicali. È stato un lungo percorso di studio e di sintesi tra oriente e occidente.

Com'è avvenuta la reunion con i Floyd Machine?

In occasione del concerto a Sarsina per il ventennale della band, nel 2019, c'era necessità di una sostituzione e mi fu proposto di subentrare, almeno per quel singolo evento. La richiesta mi trovò disponibile, e mi solleticava non poco l'idea di applicare al sound Floyd le conoscenze tecniche che avevo sviluppato negli ultimi due decenni. La collaborazione è stata un successo, e si è ripetuta ulteriori volte fino al mio stabile reintegro nel gruppo.

Ritornare a esibirsi nella stessa band dopo vent'anni dev'essere una forte emozione...

Anche se la maggior parte dei membri originali erano ormai usciti dalla formazione, è stato molto emozionante suonare nello stesso gruppo dopo venti lunghi anni. Eseguire quelle note dopo tanto tempo, arricchite di una consapevolezza nuova e di una maggiore qualità, è stato esaltante e toccante al tempo stesso. L'esperienza di quel concerto l'ho comunque vissuta con grande spontaneità, come se si trattasse della naturale chiusura di un cerchio… o forse, della sua riapertura?