Sotto la lente...

Eccoci con il nostro Amico fonico che è nato ad Alessandria il 19 Marzo 1968.

Andrea Amico "suona" bene? Le due vocali iniziali sembrano una premessa interessante: amico che propende all'amicizia e "suona" bene essendo te un fonico...

Sì, suona bene il nome, ed oltre ad essere fonico suono il basso e la chitarra con la quale ho iniziato.

A che età è nata la passione per la musica?

A nove anni sono andato a scuola di musica, dove ho studiato chitarra classica, ma poi mi hanno fatto odiare il solfeggio, mentre io volevo divertirmi ed ho proseguito come autodidatta.

Quando ti sei accorto che poteva essere una tua professione?

Come fonico mi sono approcciato inizialmente per esigenze del gruppo dove suonavo, e perché mi appassionava l’elettronica, mi piaceva l’elaborazione dei suoni e lì ho cominciato a muovere i primi passi sul mixer. Da passione a lavoro è stata una strada lunga: continuavo a suonare con il mio gruppo, ma di mestiere facevo il tecnico elettronico, finchè non mi è stato proposto di seguire come tecnico e come fonico il Teatro Verdi di Cesena quando aprì, ed ho deciso di abbandonare il mio vecchio lavoro ed ho seguito dei corsi professionali per perfezionarmi. Da lì sono stato chiamato in tour da chi mi aveva voluto al Teatro Verdi, che era anche il proprietario dell’impianto audio che usava Umberto Tozzi in tournèe, ed ho iniziato con il montare il palco e successivamente sono subentrato al posto del fonico che nel frattempo aveva interrotto il suo rapporto di lavoro con Tozzi.

Quando inizia il "Tozzi Mondial Tour"...

Come tecnico nel 2003/2004, come fonico ufficiale dal 2008/2009. La cosa bella è che con Tozzi, essendo lui un artista internazionale, ho avuto la possibilità di vedere posti dove non sarei andato per conto mio, tipo l’Australia. Quel tour è stato molto impegnativo poiché è stata la mia “prima uscita” in campo internazionale, ero l’unico fonico ed ho dovuto organizzare tutto lo spettacolo da qui, prendendo i contatti con i services e stabilendo le varie necessità tecniche. E’ stato bello ma stressante però mi ha fatto davvero piacere assolvere a queste responsabilità.

La tua musica preferita.

Ho una passione sfegatata per Jackson Brown e la West Coast. Poi grazie alla mia prima morosa che era cotta dei Pink Floyd, ho avuto l’occasione di ascoltare tutti i loro album, oltre all’ormai noto The Wall, dagli esordi in poi. Ho la discografia completa che apprezzo molto, soprattutto i brani più moderni.

Parlaci delle tue foto dove sei ritratto con musicisti di livello mondiale.

Sì, ci sono molti ricordi grazie al Teatro Verdi, che è stata una grande scuola a livello professionale, dove ho lavorato con tanti artisti, ognuno con le proprie esigenze e con musicalità completamente differenti.

Su tutte, quella con Robby Krieger, il chitarrista dei Doors! Un aneddoto particolare che ricordi di quella esperienza...

In quella occasione non ero il fonico, ma ho avuto la possibilità di suonare con lui. Fu una situazione particolare poiché lui era arrivato in Italia per un mini tour, ma la sua band rimase bloccata a Zurigo per uno sciopero dei voli, e aveva un concerto a Imola. Mi telefonò il presidente di un’associazione di musicisti di Cesena, che avrebbe suonato la batteria in quell’occasione e mi chiese la disponibilità a suonare il basso, dato che già altri bassisti avevano rifiutato. Rifiutai subito anch’io dato che non mi sentivo in grado, ma mi telefonò il tastierista del mio gruppo che mi convinse. Studiammo i brani in auto, in viaggio da Cervia ad Imola, con la cassettina nell’autoradio, nelle ore precedenti il concerto. Quando siamo arrivati al locale c’era un’atmosfera pazzesca con i baracchini che vendevano le magliette dei Doors, la gente che aspettava e i buttafuori che ci hanno scortati nel locale. Robby nel suo camerino imbracciando la chitarra ci ha spiegato velocemente i brani che avremmo suonato, ma è stato uno spettacolo molto bello ed improvvisato, tanto che lui si girava verso il tastierista invitandolo a fare l’assolo e così via. Rimase molto contento e ci divertimmo tutti.

A chi si appresta oggi, alla tua professione cosa consigli.

Bella e difficile domanda. Sicuramente non bisogna improvvisarsi. Come tutte le professioni bisogna imparare la teoria e le nozioni fondamentali. Una buona scuola sul campo è altrettanto importante, e fare tanta gavetta, senza escludere nessuna possibilità di lavoro. Non è semplice poiché tu devi amplificare un gruppo, un artista senza esaltarlo troppo e senza fare disastri. Questo va fatto sia se si tratta di un gruppo di ragazzini agli esordi sia se è qualcuno di fama internazionale, e bisogna avere l’umiltà di non pretendere chissà che cosa, ma comunque devi avere una musicalità che aiuta loro ad esprimere il loro lavoro.

I Floyd Machine "problemi e prospettive"...

Ma... problemi grossi non ne vedo... è un bel gruppo affiatato che ha voglia di fare e siamo tutti spinti da passione compresi Fabio (Clementi) l’altro fonico, ed io. Se ci sono dei problemi a livello tecnico sono cose risolvibili. Aspettative ne ho tante, perché vedo che ciò che si propone è ad un alto livello. Ho visto tante tribute band di diversi gruppi, e ce ne sono poche che offrono uno spettacolo completo come il nostro. C’è una ricerca dei suoni accurata e anche a livello visivo con i giochi di luce e con i video, si crea un aspetto emozionale completo. Tutto può comunque migliorare e lavoriamo per ottenere sempre di più. Spero veramente che la cosa possa crescere perché ne vale la pena sia per il lavoro espresso da tutti i singoli componenti, poi a livello di investimento, ma soprattutto è una gratificazione poter suonare davanti a tante persone che vengono a vedere uno spettacolo come il nostro, questo ripaga dell’impegno profuso.

A cura di Eddi Giusti