Sotto la lente...

Giorgio Leandri nato il 24/09/1960 a Castiglione di Cervia (Ra), ha studiato chitarra e tromba, ed ha iniziato a suonare con diversi gruppi nel 1979.

Sì, ho cominciato un po' come tutti con le classiche formazioni musicali composte da amici e seguivamo quello che al momento ispirava le varie età della nostra vita: iniziando con la musica rock, passando per il jazz e la musica commerciale, e selezionando in seguito i vari generi che sentivo di più. I Pink Floyd sono sempre stati nel mio cuore, i loro sono stati i primi dischi che ho avuto, e nel mio repertorio ho sempre cercato di inserire i loro pezzi.

C'è stato un disco o un artista che ti è così piaciuto da farti avvicinare al mondo della musica?

Direi che ho colto la vena musicale non da qualcuno in particolare. Anche se suonavo da dilettante cercavo di pensare in modo professionistico, quindi ho attinto molto di quello che è il mio bagaglio musicale un po' da tutti gli artisti che ascoltavo.

Quale strumento hai cominciato a suonare?

Ho iniziato a suonare la chitarra, e avevo appena cominciato a lavorare quindi prendevo lezioni private, poi mi sono iscritto al Conservatorio e sono stato anche allievo di musicisti del calibro di Ricky Portera, che mi ha insegnato diversi segreti del mestiere.

Da quanto tempo fai parte dei Floyd Machine?

Il sogno dei Floyd Machine è nato nell'ottobre 2005. Io li conoscevo dai loro esordi, li andavo a sentire sempre perché rappresentavano quello che era la mia passione. Improvvisamente un giorno suonò il telefono e mi chiesero se volevo far parte del gruppo perché il loro chitarrista era uscito dalla formazione (per sua sfortuna e per mia fortuna). Per me era un sogno che si avverava, e in un mese e mezzo ho preparato "The Wall" perché dovevano metterlo in scena di lì a poco. Ed eccomi qui.

Quando è stata la prima volta che hai ascoltato i Pink Floyd?

Il primo disco che ho comprato è stato "Wish you were here". È stato incredibile ascoltarlo. Mi sono avvicinato al mondo della musica e mi ha fatto scoprire nuove emozioni per questo genere musicale.

Quale disco preferisci dei Pink Floyd?

E' una domanda difficile. Al primo posto metterei "The dark side of the moon", comunque credo che anche gli altri dischi siano dei capolavori. Questo disco, anche se è più commerciale rispetto agli altri, penso sia quello più sentito, ha un concetto di base che colpisce molto nella sua interezza.

Quale pezzo ti piace suonare?

Tutti, dal primo all'ultimo. Non ho un brano in particolare, perché ogni pezzo mi trasmette delle emozioni uniche che fanno parte della musica.

Che cosa preferisci della giornata del concerto?

Quelle giornate sono diverse l'una dall'altra perché hanno tante piccole sfaccettature come il prisma dei Pink Floyd. Mi piace vivere momento per momento tutto quello che succede: le emozioni che si percepiscono dalle persone che sono vicine a me, i collegamenti dei vari cavi, le prove generali; sono tutti attimi particolari che creano un'atmosfera affascinante.

A volte sei preso di mira dai tuoi compagni per qualche errore: ti emozioni solo tu o capita anche agli altri?

Ma sì, qualche piccolo errore è la cosa più umana di questo mondo e capita un po' a tutti. Il fatto di scherzare con me lo reputo un segno ulteriore di amicizia che ci lega. Oltre che a trovare dei bravissimi musicisti per questo genere di musica, ho riscoperto anche dei veri amici, quindi non le ritengo delle frecciate negative.

A cura di Paola Varrato