Sotto la lente...

La sua elevata statura non si riesce a nascondere dietro l’organo e la tastiera, che riecheggiano durante i concerti dei Floyd Machine. E’ nato a Bologna il 17/11/1967, ed ha interamente composto ed eseguito un CD di musica strumentale “Waves & Impressions” uscito nel 2002.

Sì è uscito nel 2002, ma raccoglieva brani antecedenti quella data. E’ nato così per gioco; poi è stato distribuito a livello amatoriale tramite il passaparola, che forse è il veicolo migliore per ottenere dei riscontri sia positivi che negativi. Diciamo che quelli che sono stati i riscontri ottenuti, mi spingono tuttora a produrre qualcosa di nuovo.

Nel 1991 al Festival di Ariccia sei arrivato secondo come miglior compositore strumentale italiano, sei un polistrumentista, arrangiatore, fai anche parte di una tribute band dedicata ai Genesis: ma cosa ti faceva ascoltare la tua mamma quando eri ancora un feto?

Il Festival di Ariccia fu un'esperienza molto importante per me. Evidentemente la mia musica, che all'epoca condividevo con Alex Carpani nel gruppo Gemini, piaceva non solo a noi ma anche ai "signori" della musica. Mia madre mi faceva ascoltare Battisti, Morandi e altra musica italiana. Ma quel che sicuramente mi è rimasto più impresso come sonorità e come emozioni è stato Battisti: lo ritengo un grande compositore e dal punto di vista strumentale e’ stato un’artista molto all’avanguardia per quell’epoca. Avendo la fortuna di avere un fratello più grande, a cui venivano regalati i dischi, dei Genesis, King Crimson, Yes, ecc. ho potuto ampliare le mie vedute musicali gia’ alla meta’ degli anni 70.

E’ nato prima l’amore per i P.F. o per i Genesis?

Sicuramente prima per i Genesis, ascoltai il loro disco “ Selling England by the Pound“ a 8 anni e me ne innamorai, mi colpirono subito. I Pink Floyd arrivarono dopo, nel 1980.

Qual è stato il primo album che hai ascoltato dei Pink Floyd?

Ci fu un brano che ascoltai quando ero ancora alle elementari: era Astronomy Domine, nella versione live di Ummagumma, e devo dire che mi colpì parecchio, ma da lì ad approfondire una conoscenza con gli album vari, passò un po’ di tempo. Quel pezzo lo ascoltavamo parecchio io ed un mio amico, però il resto dell’album era un po’ troppo difficile per l’età che avevamo. Nei primi anni 80 iniziai a conoscerli con “The Wall”, poi “Animals” ecc. Invece “Dark side of the moon” fu uno degli ultimi album che ascoltai, e che ho apprezzato meno. Pur avendo un modesto background fatto di Yes, Genesis e King Crimson, cercavo musicalità ancora piu’ complesse, mentre la bellezza di “Dark side” è la sua semplicità. Sicuramente riascoltandolo negli anni l’ho apprezzato maggiormente.

Hai un disco preferito dei P.F.

So di andare contro molti pareri, ma “The final cut” sicuramente è un gran bell’album, molto intimo, molto individuale in cui sicuramente l’impronta di Roger Waters e’ decisamente piu’ significativa. Poi c’è “The Wall” e “Animals”, penso che questi siano gli album migliori, quelli che ti sorprendono sempre ad ogni ascolto.

Sei autodidatta come Richard Wright?

Beh, non ho la presunzione di paragonarmi a Richard Wright; ho studiato pianoforte per un anno e mezzo, teoria musicale, chitarra. Al basso sono autodidatta, poi il resto l’ho imparato con i gruppi con cui ho suonato.

Musicalmente con chi vai più d’accordo nel gruppo?

Con Davide ad esempio, il quale è un ottimo musicista (come lo sono gli altri). Siamo molto vicini come gusti musicali, perché oltre ai Pink Floyd apprezziamo altri gruppi come i King Crimson, come altre situazioni molto meno commerciali, quindi ci divertiamo a parlare e ad ascoltare autori semi-sconosciuti. Con lui e con gli altri, c’e’ molto feeling e dal vivo c’è molta energia tra noi. Non tralascio la simpatia e i momenti di assoluto divertimento condiviso con le nostre meravigliose coriste!

Cosa preferisci dei concerti che fate?

Sicuramente la preparazione, che è un po’ il sabato del villaggio. E’ il momento in cui trovi in tutti quanti un’energia differente, che è bellissima e può accendere una città intera.

Come e quando sei approdato ai Floyd Machine?

Per caso. Nel 2002 a Medicina (Bo) facemmo un concerto come "Dusk eb@nd", e vi suonavano anche i Floyd Machine: quella serata ci furono mille contrattempi, che colpirono sia noi che i Floyd, e quindi facemmo un po’ comunella sollevandoci a vicenda. Dopodiche’ ci scambiammo i numeri di telefono e rimanemmo in contatto. Poi una sera telefonai a Flavio, una decina di giorni prima che i Floyd si esibissero al Naima a Forlì, per sapere come andava. Mi disse che il loro tastierista avrebbe lasciato il gruppo dopo quella esibizione, e per scherzo gli dissi: ”vengo io!”. Lui rispose che gli andava bene, ma finì tutto lì, e non diedi importanza a quella telefonata. Invece quando andai a congratularmi con loro alla fine dello spettacolo, mi trovai reclutato da tutta la band, e quindi mi misi d’impegno a ripassare i miei studi di tastiere, che non avevo più suonato da tempo.

Che genere musicale ti ha ispirato per le tue composizioni?

La melodia in genere. C’è sicuramente un richiamo alla musica anni 70 per quanto riguarda le sonorita', ma la melodia è sempre in primo piano, non ho un genere di riferimento in particolare.

C’è qualche pezzo dei Pink Floyd che avresti voluto comporre?

Tanti! “The gunner’s dream” è sicuramente un brano bellissimo, anche "Goodbye blue sky", e' una preziosissima "chicca". Non è un pezzo lungo, corto o un pezzo particolarmente tecnico che ti da un’emozione. Sono piccole cose, a volte contenute nei brani: gli urli che fa Roger Waters, soprattutto negli ultimi album, sono delle stilettate che ti colpiscono al cuore, enfatizzano certi momenti musicali e ti sorprendono per l’intensita’ dell’interpretazione. Si fa comunque fatica a battezzare un brano, perché i Pink Floyd sono tante piccole cose, a volte all’udito sembrano semplici, ma ci sono dei momenti nei loro pezzi che sono sublimi.

Pensi che i ragazzi d’oggi riescano ad apprezzare i Pink Floyd, i Genesis, i Led Zeppelin e gli artisti degli anni 60-70, con i loro pezzi elaborati, o hanno troppa fretta anche nell’ascoltare la musica?

Certamente riusciranno a fruire del repertorio di gruppi del genere, perché sono immortali, anche i Doors o i Deep Purple. Mentre gruppi tipo Genesis o King Crimson, che sono per un pubblico più di nicchia, tenderanno a passare in secondo piano. Se proponi un concerto in teatro sicuramente i Pink Floyd prenderanno un pubblico più vasto rispetto ai Genesis.

Di fronte a chi ti piacerebbe esibirti?

Davanti ai miei figli. Non mi hanno ancora visto perché sono piccoli, ma un giorno vorrei esibirmi davanti a loro.

Che musica gli fai ascoltare?

Tutta tranne quella che ascolto io. Amo fargli ascoltare musica celtica, che segretamente racchiude quello che a me piace dei Pink Floyd e dei Genesis. Alla più grande faccio ascoltare i Pink Floyd o i Genesis ma in punta dei piedi, e’ un piatto pesante, non vorrei le restasse sullo stomaco.

A cura di Paola Varrato